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Business | 17 marzo 2021, 15:00

Scopri il Lago di Varese, una storia di bellezza scritta da Stendhal

«Si può percorrere tutta la Francia e la Germania, ma non si potranno mai provare simili sensazioni» asseriva lo scrittore francese davanti allo spettacolo naturale del bacino varesino e dei suoi dintorni. Da scoprire lentamente, come un regalo continuamente da scartare, fatto di paesaggi, siti Patrimonio dell’Unesco e storia.

Scopri il Lago di Varese, una storia di bellezza scritta da Stendhal

Della provincia dei Sette Laghi è una sorta di centro geografico, oltre a condividere il nome con il  comune capoluogo. Due privilegi che non gli hanno risparmiato per decenni la sindrome di Calimero rispetto a luoghi - e altri bacini - vicini, diventati via via molto più famosi e ricercati dalla pubblicità turistica e quindi dalla curiosità dei forestieri. 

E allora lui stava lì, senza darsi troppe arie, senza essere troppo calcolato e beatificato nemmeno da chi conduceva l’esistenza nei pressi delle sue sponde, pescatori e laghee (termine lombardo che identifica gli abitanti dei paesini più propriamente lacuali) innamorati a parte. Si accontentava di aver prestato le acque (e sicuramente anche la salute delle stesse) al boom industriale e abitativo del suo territorio di riferimento, ma aveva smarrito quasi ogni velleità di vendere la propria bellezza.

Una bellezza, in verità, fragrante. Una bellezza che tolse il fiato persino a Marie-Henri Beyle, meglio noto come Stendhal. Quando il noto scrittore francese informava entusiasta gli amici di aver avuto una «visione Magnifica! Al tramonto del sole si vedevano sette laghi. Credetemi si può percorrere tutta la Francia e la Germania, ma non si potranno mai provare simili sensazioni», al centro di quell’impareggiabile quadro ci vedeva proprio il lago di Varese.

Una storia di bellezza

Oggi è tutta un’altra storia, iniziata una quindicina di anni fa e scritta in primis da una consapevolezza sgorgata a furor di popolo, finalmente intercettata dalle istituzioni via via governanti, in un cartello su più livelli che fortunatamente non ha mai conosciuto intralcianti contrapposizioni politiche. Il lago di Varese è ritornato a essere un’opportunità senza pari per il Varesotto, che ha imparato a rispettarne la rigogliosa natura, a sfruttarne la spontanea e perfetta inclinazione agli sport di acqua e di terra, a valorizzare l’importanza dei numerosi punti di interesse storico-culturale disseminati sulle sue rive, a risanarne le acque (fra pochi anni si potrà tornare a fare il bagno). A rendere noto - soprattutto - al mondo intero, ai turisti stranieri che in verità non sono mai mancati (ci hanno sempre visto più lungo?) e ora anche a quelli italiani, la più semplice ma fulgida delle sue peculiarità: lo stordente splendore dei suoi scorci.

Difficile farne una classifica. Che sia un tramonto visto dalla spiaggia dei fotografi alla Schiranna, subito appresso al polmone verde di Parco Zanzi, o il verde ondulato e armonioso del Massiccio del Campo dei Fiori e delle altre Prealpi ammirate dal lungolago di Biandronno, o la maestosità di un Monte Rosa che pare potersi toccare con un dito, magari durante una gita su una barca ecologica al centro del bacino, il cuore che ama i paesaggi non può che trepidare da queste parti.

Fondamentale è diventata un’infrastruttura da cui tutte queste e mille altre visioni (come le definiva Stendhal) sono possibili, anzi paiono un regalo da scartare a ogni svolta di direzione, a ogni cambio di angolatura. Si tratta della pista ciclabile, lunga circa 28 km, che del lago compie l’intero periplo, su un tracciato quasi completamente pianeggiante adatto sia ai pedali che ai più lenti piedi. Un anello interamente lontano dal traffico e in piena simbiosi con la natura.

Una lenta e poliedrica scoperta

Lenta è la scoperta delle sponde: non esiste fretta, né folla. E il tour che attraversa i nove comuni che le occupano (Varese, Azzate, Bardello, Biandronno, Bodio Lomnago, Buguggiate, Galliate Lombardo, Cazzago Brabbia e Gavirate) è nel segno della poliedricità. Partendo dalla Schiaranna, patria del canottaggio di cui il lago di Varese è campo di gara tra i più rinomati in Italia, si arriva presto alla chiesetta della Madonnina del Lago, isolato luogo di raccoglimento tra il verde dei pioppi. Ecco quindi Cazzago, dove delle specie di Trulli confondono il viandante: no, non siamo in Puglia, bensì davanti alle giazzérle ghiacciaie, costruzioni in pietra che servivano per conservare  - in assenza di frigoriferi - il pesce pescato in acque ancora oggi vera manna per tutti gli appassionati dell’amo. E poco più in là, la Palude Brabbia, riserva naturale tutelata e incontaminata, paradiso del birdwatching, teatro perfetto per un concerto suonato dall’ambiente.

A un certo punto spunta Biandronno dove, oltre a farsi ammantare dal paesaggio, è d’obbligo prendere una barca per andare a visitare l’Isolino Virginia, Patrimonio dell’Unesco. Qui è ospitato un piccolo museo preistorico dove è conservata parte dei reperti trovati sull’isola stessa, ossia i alcuni resti di una civiltà palafitticola risalente al 3500 a.C. circa.

Il giro, accarezzando piccoli paesi che conservano una velatura di passato nei loro occhi, arriva a Gavirate, altro ombelico del mondo per gli sport a remi e meta rinomata di passeggiate che strizzano l’occhio alla sponda sud, e poi a Voltorre, dove è custodito l’omonimo, grazioso chiostro medievale, costruito tra il 1100 e il 1150 e oggi completamente restaurato.

E che dire di Calcinate del Pesce, un tempo patria di chi viveva di pesca? Ora è sede del Volo a Vela e di un sogno aperto a tutti: quello di poter godere di tanta bellezza navigando per il cielo. 

Più che continuare un elenco che non può essere completo, meglio allora un consiglio, tra i più spassionati: quello di salire. Salire sulle colline circostanti, che si chiamino Varese, Azzate, Buguggiate, Comerio, Luvinate, Casciago, Morosolo, Mustonate (un pezzo di campagna toscana in alta Lombardia): tutte porte per altri mondi, altre scoperte, altre virtù, oltre che nuovi palchi naturali per godere del lago da prospettive sempre diverse.

La pandemia e le sue regole, come ovunque, hanno ammantato di impossibilità queste terre, azzerando purtroppo il turismo. A breve, tuttavia, Varese e il suo lago proveranno a ripartire, con due eventi remieri che li rimetteranno sotto i riflettori mondiali: gli Europei (9-11 aprile) e le qualificazioni olimpiche (5-7) di canottaggio, sotto l’egida della Canottieri Varese. Sarà l’antipasto di un piatto che non attende altro di poter essere nuovamente servito alla beltà degli occhi di tutti.

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