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Attualità | 26 novembre 2020, 10:00

Domenica 29 novembre la Svizzera torna alle urne per due referendum

“Volete accettare l’iniziativa popolare ‘Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente’?” e “Volete accettare l’iniziativa popolare ‘Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico’?” i due quesiti. Le ragioni del NO e del SI

Domenica 29 novembre la Svizzera torna alle urne per due referendum

Dunque domenica prossima la Svizzera tornerà alle urne. Nella sua seduta del 1° luglio scorso, il Consiglio federale ha infatti deciso che il 29 novembre  saranno sottoposte al voto di Popolo e Cantoni l’iniziativa popolare “Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente” e l’iniziativa popolare “Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico”.

La prima votazione in breve

Le aziende svizzere sono tenute a rispettare i diritti umani e le norme ambientali internazionali, in Patria e all’estero. All’elaborazione di queste norme il nostro Paese ha contribuito attivamente.

L’iniziativa popolare sostiene che queste regole siano insufficienti. Per questo motivo intende introdurre nuovi obblighi legali più severi: in particolare esigendo che le aziende svizzere controllino il rispetto delle norme umane e ambientali da parte delle loro filiali, dei loro fornitori e dei loro partner commerciali. Le aziende elvetiche dovrebbero adottare misure per rimediare alle eventuali infrazioni; se del caso, potrebbero essere ritenute responsabili anche delle infrazioni commesse dalle loro filiali e dalle aziende che controllano. Tutte le imprese verrebbero giudicate da tribunali svizzeri, secondo il diritto svizzero.

Il Parlamento – pur condividendo le preoccupazioni dell’iniziativa - la ritiene eccessiva in termini di responsabilità ed ha pertanto elaborato un controprogetto indiretto, sostenuto anche dal Consiglio federale. Il controprogetto ricalca l’intento dell’iniziativa: prevede nuovi obblighi per le aziende che dovrebbero maggiormente rendere conto del loro operato e dimostrare diligenza. Per legge, le aziende svizzere sarebbero obbligate a maggiore trasparenza.

Contrariamente all’iniziativa, tuttavia, le nuove norme verrebbero coordinate a livello internazionale. Le filiali e i fornitori economicamente indipendenti rimarrebbero i soli responsabili dei danni causati, secondo il diritto del Paese in cui è avvenuto il fatto. Disposizioni penali sarebbero tuttavia previste per chi viola gli obblighi con multe fino a 100.000 franchi.

Se l’iniziativa venisse respinta, il controprogetto entrerebbe in vigore, a meno di un’opposizione tramite referendum. In tal caso, il controprogetto sarebbe sottoposto al voto del popolo.

La domanda che figura sulla scheda è: “Volete accettare l’iniziativa popolare ‘Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente’?”.

L’indicazione del Consiglio federale e del Parlamento: votare NO

Secondo il Consiglio federale e il Parlamento pone esigenze eccessive, in particolare quelle sulla responsabilità. Essa crea incertezza del diritto e pregiudica posti di lavoro e benessere. I nuovi obblighi di rendere conto e di dovuta diligenza vanno coordinati internazionalmente, come previsto dal controprogetto indiretto.

L’indicazione del comitato d’iniziativa: votare SI

Secondo il comitato, per la maggioranza delle imprese svizzere la tutela dei diritti umani e delle norme ambientali è scontata. Le imprese che ad esempio sfruttano il lavoro minorile o avvelenano i fiumi devono però ora risponderne anche secondo il diritto svizzero. L’irresponsabilità non dovrebbe essere un vantaggio concorrenziale.

La seconda votazione in breve

Rispettando regole e autorizzazioni severe la Svizzera partecipa alla fabbricazione e all’esportazione di materiale bellico come pistole, fucili d’assalto o carri armati. Il finanziamento, la fabbricazione e la commercializzazione di armi atomiche, biologiche e chimiche, mine antiuomo o bombe a grappolo sono invece vietati per legge.

L’iniziativa ritiene la legge attuale insufficiente: intende così vietare il finanziamento di tutto il materiale bellico, senza distinzione. Sarebbero vietati non solo la concessione di crediti alle aziende che producono armi ma anche la detenzione di azioni e prodotti finanziari legati ad aziende che producono materiale bellico. Nota bene: l’iniziativa considera produttore di materiale bellico ogni azienda che realizza oltre il 5% della sua cifra di affari annua dalla produzione di armi. La Svizzera dovrebbe inoltre impegnarsi affinché questo divieto sia applicato in tutto il mondo a banche e assicurazione.

Pur comprendendo le motivazioni del comitato d’iniziativa, Consiglio federale e Parlamento ritengono che l’iniziativa non garantirebbe la diminuzione della produzione di armi, né il numero di conflitti nel mondo. Inoltre, le conseguenze economiche e finanziarie per la Svizzera sarebbero dannose, così come per la previdenza vecchiaia e l’AVS/AI - che vedrebbero ridursi le loro possibilità d’investimento -, o per l’industria e le PMI - che secondo i criteri dell’iniziativa potrebbero venir considerati produttori di materiale da guerra e di conseguenza privati di finanziamenti.

La domanda che figura sulla scheda è: “Volete accettare l’iniziativa popolare ‘Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico’?”.

L’indicazione del Consiglio federale e del Parlamento: votare NO

Il Consiglio federale e il Parlamento ritengono che l’attuale divieto di finanziamento sia efficace. L’iniziativa, invece, è eccessiva. Non soltanto non potrà evitare le guerre, ma ridurrebbe i rendimenti dell’AVS/AI e delle casse pensioni, minaccerebbe la piazza finanziaria svizzera e indebolirebbe l’industria svizzera e le sue PMI.

L’indicazione del comitato d’iniziativa: votare SI

Le armi possono causare tanta sofferenza. Per questo, il comitato ritiene immorale che il denaro di istituti finanziari svizzeri affluisca nella produzione di armi. Le casse pensioni potrebbero realizzare rendimenti in linea con il mercato anche non investendo in imprese d’armamento.

G.B.

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