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Attualità | 19 aprile 2023, 18:51

La "fotografia" dei frontalieri italiani in Ticino: in 20 anni sono passati da 32mila a 77mila. Il 42% abita in provincia di Varese

Confindustria ha presentato il suo Piano Strategico di rilancio del Nord della provincia a Luino, con una serie di dati sull'economia di frontiera: «Ad un'impresa svizzera un netto in busta paga costa circa 129 euro, a una italiana 187 euro. Bisogna investire sulla formazione e ci voglio interventi fiscali e sulle infrastrutture». Il 21%dei frontalieri lavora nel manifatturiero, il 16% nel commercio, l'11% nelle costruzioni

La "fotografia" dei frontalieri italiani in Ticino: in 20 anni sono passati da 32mila a 77mila. Il 42% abita in provincia di Varese

Il rapporto del cuneo fiscale da una parte e dell’altra del confine è di 1 a 2. Fatto 100 un ipotetico netto in busta paga di un lavoratore, a un’impresa svizzera costa intorno ai 129,4 euro a una italiana 187 euro, secondo le ultime rilevazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Varese

Se a ciò si aggiunge la fotografia di un tessuto produttivo con specializzazioni manufatturiere simili, è facile capire come per le imprese italiane sia difficile vincere un derby che si svolge su un medesimo campo di gioco, ma con regole completamente diverse. Svantaggiose per il made in Italy. Frontalierato, ma non solo. Carenza di competenze, gap infrastrutturali, necessità di maggiore connettività, possibilità di accesso a risorse europee per aree in difficoltà.

Questi i temi al centro della terza puntata del roadshow #Varese2050 per la presentazione al territorio del Piano Strategico di Confindustria Varese per il riposizionamento competitivo del Varesotto, che ha fatto tappa nel Nord della Provincia, a Luino, nella cornice di Palazzo Verbania. 

«Sappiamo – ha commentato il presidente di Confindustria Varese, Roberto Grassi – quanto sia complicato trattenere e fidelizzare le persone di fronte alla forza attrattiva della Svizzera, le imprese socialmente responsabili, però, sono quelle che si mettono in gioco per sviluppare know-how e dare chances ai giovani, qualunque sia la posta in gioco. Per questo da mesi stiamo lavorando, con un gruppo di aziende, all’apertura nel luinese di un corso post-diploma IFTS (dunque di un anno) di specializzazione in robotica e automazione. Ciò per venire incontro alle esigenze emerse dalle imprese del Nord della provincia che hanno sempre più difficoltà a trovare risorse umane in grado di aiutarle ad affrontare le transizioni tecnologiche in atto, oltre che processi di crescita».

Saranno tra i 12 e i 15 i ragazzi e le ragazze che saranno da subito assunti nelle imprese e poi formati grazie all’iniziativa portata avanti da Confindustria Varese insieme alla Fondazione ITS Incom.

Tra i principali motori del progetto formativo, che vede già il coinvolgimento di diverse aziende dell’area, c’è l’impresa Spm Spa di Brissago Valtravaglia che opera nel settore delle lavorazioni meccaniche, plastiche e tipografiche e per mercati che vanno dall’automotive a quello degli sport invernali. Titolare dell’azienda: Giovanni Berutti. «È lui – ha precisato il Presidente Grassi – ad essersi speso in prima persona a vantaggio di un progetto di cui potrà beneficiare un intero territorio e intorno al quale si è creata un’operazione di sistema».

A portarla avanti Confindustria Varese con la propria Area Formazione, la Fondazione ITS Incom, una decina di imprese (per lo più industriali ma non solo), l’Amministrazione Comunale di Luino, enti pubblici, sistema scolastico.

Parola d’ordine: fare rete per andare oltre il proprio perimetro a beneficio di un’area che da tempo soffre di una strutturale carenza di personale e manodopera, a causa della forza attrattiva del vicino mercato del lavoro svizzero che impone sulle imprese varesine una pressione competitiva in termini di leva fiscale, salariale e di semplificazione legislativa sempre più forte che ha creato nel tempo una zona di faglia.

L’approccio di Confindustria Varese nell’avvio del nuovo corso IFTS è quello solidaristico e richiama la responsabilità anche diretta delle imprese di investire nella formazione delle risorse umane, oltre che, ha specificato il presidente Grassi «il fare rete andando oltre il proprio perimetro: soggetti istituzionali pubblici e mondo privato delle imprese e della sua rappresentanza si mettono insieme per il bene comune. Anche come Confindustria Varese abbiamo deciso di farci promotori di un progetto aperto anche alle imprese non associate e ad altre associazioni datoriali. Su questi temi pensiamo che non ci debbano essere medaglie da attribuirsi, ma solo un lavoro da portare avanti insieme, a vantaggio dell’interesse generale».

Formazione, ma non solo. Per il Nord della provincia il Piano Strategico #Varese2050 di Confindustria Varese prevede di continuare l’azione di rappresentanza su due fronti: la richiesta alle istituzioni di misure di fiscalità premiale per le aree di confine e sul cuneo fiscale e di misure europee per valutare l’accesso alle risorse comunitarie per le “zone C non predefinite”, ossia le aree regionali e sub-regionali, nelle quali ormai si può considerare di far rientrare il Nord della provincia di Varese, titolate a particolari deroghe nella disciplina relativa agli aiuti di Stato.

«Solo in parte – ha aggiunto Grassi – la pressione competitiva salariale verrà alleggerita dagli effetti della rivisitazione dell’accordo Italia-Svizzera sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri in corso di ratifica al Parlamento italiano. Dovremo monitorare bene le conseguenze dell’accordo, ma ciò non può bastare».

I gap competitivi non sono solo fiscali. Le altre due priorità, per Confindustria Varese sono:

  • migliorare i collegamenti infrastrutturali (viabilistici e ferroviari) e di connessione di rete per rendere più interconnesso e raggiungibile il Nord del Varesotto.
  • Puntare allo sviluppo di una vera e propria area di propulsione economica a Malpensa che faccia da traino insubrico a tutti gli effetti.

«L’obiettivo – chiosa Grassi – è fare sistema nel territorio sul primo elemento di competitività: le persone». 

ALCUNI NUMERI

I frontalieri italiani in Canton Ticino negli ultimi anni sono costantemente aumentati:

  • Al quarto trimestre 2022 erano: 77.517
  • Nel 2021: 73.100
  • Nel 2013: 59.000
  • Nel 2008: 44.200
  • Nel 2002: 31.800

In quali settori lavorano i frontalieri in Canton Ticino (dati quarto trimestre 2022):

  • 21,4% industria manifatturiera
  • 15,6% commercio
  • 12,0% attività professionali, scientifiche, tecniche
  • 10,6% costruzioni

La provenienza per provincia dei frontalieri italiani in Canton Ticino (dati 2015):

  • 42,1% Varese
  • 40,6% Como
  • 8,7% Verbano Cusio Ossola

Oneri fiscali e previdenziali sul costo del lavoro:

  • Svizzera: 22,8%
  • Italia: 46,5%

La fotografia dell’export varesino e lombardo in Svizzera (dati 2022):

  • 563,3 milioni di euro l’export varesino in svizzera
  • 4,6% la percentuale dell’export della provincia di Varese con destinazione Svizzera
  • Sesta la posizione della Svizzera nella classifica delle destinazioni dell’export varesino
  • La Lombardia registra saldi commerciali positivi con la Svizzera nei seguenti settori: abbigliamento, gomma e materie plastiche, meccanica strumentale, elettronica
  • La Lombardia registra saldi commerciali negativi con la Svizzera nei seguenti settori: farmaceutica e metallurgia

Redazione

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