(Adnkronos) - Alla fine l'attacco Usa all'Iran non c'è stato. Almeno per ora. "Nessuno mi ha convinto. Mi sono convinto da solo" a non attaccare l'Iran, ha detto il presidente americano, Donald Trump, parlando ai giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per la Florida, rispondendo a una domanda sul ruolo degli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno svolto nei giorni scorsi un ruolo di mediazione per cercare una soluzione diplomatica alla crisi iraniana, dopo giorni di proteste soffocate nel sangue e la morte di migliaia di dimostranti scesi in piazza contro il regime.
Trump ha dichiarato di essersi "convinto" a rimandare un'azione militare contro l'Iran, in parte perché Teheran ha dichiarato di voler annullare le esecuzioni programmate dei manifestanti detenuti. Il presidente americano ha anche ringraziato la leadership iraniana. "Rispetto molto il fatto che tutte le impiccagioni programmate, che avrebbero dovuto aver luogo ieri (oltre 800), siano state annullate dalla leadership dell'Iran. Grazie!", ha scritto il tycoon su Truth.
Trump e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, hanno avuto un nuovo colloquio telefonico sull'Iran, scrive Axios in esclusiva citando due proprie fonti ben informate e sottolineando che si tratta della seconda telefonata tra i due leader in due giorni per discutere della situazione iraniana. La Casa Bianca e l'ufficio del primo ministro israeliano hanno rifiutato di rilasciare dichiarazioni in merito, sottolinea Axios.
Anche il presidente russo, Vladimir Putin, ha parlato della crisi in Iran, oltre che della situazione in Medio Oriente, con il premier israeliano Netanyahu in un colloquio telefonico, ha reso noto il Cremlino. Il presidente russo ha illustrato a Netanyahu la posizione di Mosca sull'intensificarsi degli sforzi politici e diplomatici per la stabilità in Medio Oriente e confermato la disponibilità della Russia ad avviare sforzi di mediazione per un dialogo costruttivo.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha ringraziato Putin per il suo sostegno alle Nazioni Unite, dove si è discusso delle proteste e della loro violenta repressione da parte del regime. Lo riferisce la presidenza iraniana, dopo il colloquio telefonico tra Pezeshkian e Putin, durante il quale il leader della Repubblica islamica ha sottolineato come sia "evidente il ruolo e il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e dell'entità sionista negli eventi recenti in Iran".
Intanto il figlio maggiore dell'ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, ha annunciato: ''Tornerò in Iran'' perché ''sono l'unico che può garantire la transizione'' verso un governo democratico. Pahlavi ha parlato nel corso di una conferenza stampa a Washington trasmessa sul suo account X. ''Il regime cadrà'', ha sostenuto Reza Pahlavi, che ha anche rivolto un appello alla comunità internazionale, chiedendo di ''prendere di mira'' i Guardiani della Rivoluzione'', i Pasdaran. "La Repubblica Islamica cadrà, non è una questione di 'se', ma di 'quando'", ha dichiarato.
Pahlavi ha rivolto un appello ai manifestanti in Iran. ''Chiedo a tutti voi coraggiosi compatrioti in tutto l'Iran di alzare la voce della rabbia e di protestare da sabato 17 a lunedì 19 gennaio, esattamente alle 20, con slogan nazionali, e di mostrare al mondo che la fine di questi criminali anti-iraniani è vicina'', ha scritto su X. ''Il mondo vede il vostro coraggio e offrirà un sostegno più chiaro e concreto alla vostra rivoluzione nazionale. Vi assicuro: insieme riprenderemo l'Iran e lo ricostruiremo da capo'', ha aggiunto.
L'Unione europea ha consigliato alle compagnie aeree europee di evitare lo spazio aereo iraniano. "La presenza e il possibile utilizzo di un'ampia gamma di armi e sistemi di difesa aerea, oltre alle imprevedibili risposte'', ''creano un rischio elevato per i voli civili che operano a tutte le altitudini e a tutti i livelli di volo", ha affermato l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea in un bollettino.











