(Adnkronos) - "Sei anni fa", il 30 gennaio 2020, "l'Organizzazione mondiale della sanità dichiarò l'epidemia di nuovo coronavirus", poi battezzato Sars-CoV-2, "un'emergenza di interesse internazionale (Pheic), il livello di allarme più alto previsto dal diritto sanitario internazionale all'epoca. Questa pandemia ha cambiato per sempre la salute globale". A ripercorrere la crisi del Covid, e tutto quello che è venuto dopo, è una delle esperte Oms che è stata da subito in prima linea, l'epidemiologa Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim del Dipartimento Epidemic and Pandemic Threat Management. La sua è una riflessione su quanto è stato fatto, su cosa si è riusciti ad imparare da questa emergenza storica, e su come il mondo si sta preparando per il futuro. "Il mio messaggio per il 2026 è semplice: non abbandoniamoci alle minacce che affrontiamo".
"Alcuni sostengono ancora che l'Oms sia stata 'troppo lenta' a dichiarare una Pheic - osserva in un lungo post su X - Gran parte di questa retorica riflette pregiudizi retrospettivi e politicizzazione. Le decisioni furono prese sulla base delle informazioni disponibili al momento dell'evolversi degli eventi e il contesto è importante". Van Kerkhove ripercorre la timeline dell'epoca, ricordando alcune date cruciali, da quel 31 dicembre 2019 in cui l'Oms riceve un alert da Wuhan, la metropoli cinese dove si scoprì in origine la presenza di Sars-CoV-2, il primo fronte di quella che diventerà una pandemia globale.
Scorrere quella timeline è rivivere il film dell'emergenza affrontata. I giorni scorrono fino al 13 gennaio 2020 quando si rileva il primo caso fuori dai confini cinesi, al 20 dello stesso mese quando il direttore generale Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, annuncia la convocazione di un Comitato di Emergenza ai sensi del regolamento sanitario internazionale (ai tempi i casi segnalati fuori dalla Cina erano 3). Il 26 gennaio, una delegazione senior dell'Oms guidata dal Dg va in Cina per saperne di più in prima persona sull'epidemia e incontrare alti dirigenti cinesi, il 30 gennaio il nuovo coronavirus diventa un'emergenza internazionale (i casi erano meno di 100 fuori dalla Cina). Ma l'Oms, assicura Van Kerkhove, "prende sul serio le critiche e apporta modifiche. Numerose revisioni indipendenti hanno guidato le riforme, tra cui un Regolamento sanitario internazionale rafforzato e un nuovo livello di allerta: 'emergenza pandemica', e l'adozione dell'Accordo sulle pandemie. I sistemi si evolvono perché impariamo".
Sei anni dopo, continua Van Kerkhove, "Covid-19 non è scomparso. Il virus Sars-CoV-2 continua a circolare a livello globale, evolversi, reinfettare e causare gravi malattie e Long Covid. Tutti noi sentiamo ancora gli impatti più ampi di questi 6 anni. Nel tempo, i miei messaggi si sono evoluti con l'evolversi della situazione: il 2020-2021 è stato un anno di risposta alle emergenze, il 2022-2023 di transizione e avvisi, il 2024-2025 di vigilanza e preparazione. All'inizio della pandemia, abbiamo visto quanto velocemente un nuovo virus possa diffondersi, ma anche quanto possano essere potenti, quando sono allineate, la scienza, la collaborazione e la condivisione dei dati. Allo stesso tempo, le disuguaglianze hanno rallentato i progressi e causato perdite di vite umane. La fine dell'emergenza nel 2023 non ha significato la fine della minaccia". Oggi però "esistono strumenti efficaci per il Covid e altri patogeni con potenziale epidemico e pandemico: vaccini aggiornati, trattamenti efficaci, sistemi di sorveglianza, misure di prevenzione. Tuttavia, l'adesione, soprattutto tra i soggetti più a rischio, rimane troppo bassa in molti luoghi", avverte l'esperta.
La strategia aggiornata dell'Oms per il Covid si concentra su protezione, integrazione e preparazione, integrando la prevenzione e la cura" di questa patologia "nei sistemi sanitari di routine, non trattandolo come un problema del passato". Per l'esperta, "la sorveglianza delle malattie e la condivisione delle informazioni sono davvero importanti. La riduzione dei test e delle segnalazioni ha creato crescenti lacune nei dati, rendendo più difficile rilevare precocemente i cambiamenti e agire rapidamente. Non dovremmo smantellare i sistemi che abbiamo costruito, dovremmo rafforzarli", esorta. "Una parte critica dei 6 anni di Covid è la sindrome post-virus, "il long Covid. I sintomi a lungo termine colpiscono milioni di persone e devono essere centrali nel modo in cui valutiamo l'impatto, la ripresa e la preparazione. Le evidenze attuali suggeriscono che circa il 10-20% delle persone sperimenta una varietà di effetti a medio e lungo termine dopo la guarigione iniziale".
E poi c'è il capitolo operatori sanitari, scienziati, soccorritori, i professionisti che hanno affrontato l'onda d'urto della pandemia. "Hanno portato un peso straordinario, spesso a caro prezzo. Dobbiamo loro più che ringraziamenti". E c'è un'immagine che tormenta Van Kerkhove. E' la foto della mano di un paziente Covid in terapia intensiva, stretta fra due guanti di gomma che un'infermiera aveva riempito di acqua calda per simulare il contatto umano impossibile per la necessità dell'isolamento. "Questa immagine - confida l'esperta - mi spinge a fare di più ogni giorno. "Sei anni dopo, ciò che sappiamo è chiaro: il Covid non è scomparso, i vaccini riducono la malattia grave, la sorveglianza fa risparmiare tempo e vite umane, e la preparazione e la prontezza devono essere continue". Da qui le richieste per il 2026: "Proteggere le persone più a rischio, mantenere una sorveglianza rigorosa e la condivisione delle informazioni, investire nella ricerca e nell'assistenza per il Long Covid, prepararsi prima della prossima crisi, non dopo. Il lavoro continua".












