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Ultim'ora | 23 febbraio 2026, 00:02

Iran-Usa, Trump congela attacco: nuovi colloqui a Ginevra

Iran-Usa, Trump congela attacco: nuovi colloqui a Ginevra

(Adnkronos) - La via diplomatica oppure l'attacco in caso di fallimento dei negoziati Iran-Usa. Trump congela momentaneamente l'ipotesi di raid e resta in attesa di capire se arriveranno risultati tangibili dal nuovo round di colloqui con Teheran a Ginevra, annunciati dal mediatore dell'Oman. Colloqui che dovrebbero avere luogo giovedì prossimo e che in ogni caso sarebbero subordinati a una condizione, cioè quella di consegnare entro 48 ore una bozza di proposta agli inviati americani. 

Intanto, se per l'Iran ci sono "buone possibilità" di una soluzione al tavolo negoziale, Teheran lancia l'ennesimo monito agli Stati Uniti: "Se attaccano - le parole del ministro degli Esteri - sarà un atto di aggressione e ci difenderemo. Colpiremo le loro basi".  

 

Secondo quanto rivela il New York Times citando fonti informate su quanto accade nelle stanze dell'amministrazione Usa, il presidente Trump avrebbe detto ai suoi consiglieri che, se la diplomazia o un iniziale attacco mirato degli Stati Uniti non indurranno l'Iran a cedere alle sue richieste di rinunciare al programma nucleare, prenderà in considerazione un attacco molto più grande nei prossimi mesi, attacco volto a estromettere i leader del Paese. 

I negoziatori di Stati Uniti e Iran si incontreranno quindi giovedì a Ginevra, spiega il Nyt, "per quelli che

sembrano essere negoziati disperati per evitare un conflitto militare". 

Sebbene non siano state prese decisioni definitive, hanno spiegato i consiglieri, Trump sarebbe in ogni caso propenso a condurre un attacco iniziale nei prossimi giorni, volto a costringere i leader iraniani ad accettare di rinunciare alla capacità di produrre un'arma nucleare. 

Gli obiettivi presi in considerazione spazierebbero dal quartier generale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran, ai siti nucleari del Paese, fino al programma missilistico balistico. 

Se queste misure non dovessero convincere Teheran ad accogliere le sue richieste, il tycoon avrebbe assicurato ai suoi consiglieri che lascerà aperta la possibilità di un attacco militare entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di rovesciare l'ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema. 

Trump avrebbe già discusso i piani per gli attacchi contro l'Iran nella Situation Room della Casa Bianca mercoledì scorso. All'incontro avrebbero partecipato il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio, il generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore Congiunto, il direttore della CI, John Ratcliffe e Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca. 

 

A parlare di una condizione dettata dagli Usa per i colloqui è intanto Axios, che cita un funzionario Usa di alto grado secondo cui Steve Witkoff, inviato di Donald Trump, e Jared Kushner, genero del tycoon, hanno sì in programma la missione a Ginevra ma a patto che l'Iran invii rapidamente il testo. 

"Se l'Iran fornirà una bozza di proposta, gli Usa saranno pronti a incontri a Ginevra per avviare negoziati dettagliati per vedere se sarà possibile arrivare a un accordo sul nucleare", ha detto il funzionario, confermando che l'Amministrazione Trump e Teheran potrebbero anche parlare della possibilità di un accordo 'provvisorio' per poi concordare su un'intesa 'completa' sul controverso programma nucleare della Repubblica Islamica. 

 

"Credo che vi sia ancora una buona possibilità di avere una soluzione diplomatica che sia una vittoria per entrambi", quanto intanto dichiarato dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un'intervista a Cbsnews sulla possibilità di un'intesa con gli Stati Uniti sul nucleare iraniano. Il capo della diplomazia iraniana ha poi aggiunto che i negoziatori "stanno lavorando ad elementi di un accordo e ad una bozza del testo". 

"Credo che quando ci incontreremo, probabilmente questo giovedì di nuovo a Ginevra, potremo lavorare su questi elementi e preparare un buon testo e arrivare ad un veloce accordo", ha detto ancora Araghchi, spiegando di aspettarsi nei prossimi giorni il nuovo round di colloqui. 

Tuttavia, ha ribadito il ministro, "se gli Stati Uniti ci attaccano, allora noi abbiamo tutto il diritto di difenderci. Se gli Stati Uniti ci attaccano, è un atto di aggressione, quello che facciamo noi in risposta è un atto di autodifesa".  

"E' giustificato, legittimo" ha detto ancora riferendosi a un'eventuale risposta di Teheran, riconoscendo che "i nostri missili non possono colpire il suo americano e quindi dobbiamo colpire qualcos'altro. Dobbiamo colpire, diciamo, le basi americane nella regione", l'ennesimo monito del ministro. 

 

Intanto, sempre secondo Axios che cita il senatore repubblicano Lindsey Graham, intorno a Donald Trump ci sarebbero diverse persone che gli starebbero consigliando di evitare un attacco contro l'Iran. Graham ha però precisato di aver suggerito al tycoon di ignorare questi consigli mentre, evidenzia ancora Axios, nella cerchia ristretta intorno a Trump c'è anche chi dubita dell'opportunità di un "regime change" nella Repubblica islamica. 

Graham è stato nei giorni scorsi in Medio Oriente. Ha avuto colloqui in Israele, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. E' convinto ci sia la possibilità di un "cambiamento storico" in Iran.  

"Comprendo i timori relativi a una vasta operazione militare in Medio Oriente - ha detto ad Axios - Tuttavia, le voci che sconsigliano di lasciarsi coinvolgere sembrano ignorare le conseguenze se si lascia che il male vada avanti senza controllo". Graham parla di "voci" per il 'no' che "stanno diventando sempre più forti". 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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