(Adnkronos) - La salma del giornalista Daniele Compatangelo rientrerà in Italia con un volo United Airlines che partirà da Washington Dc il primo settembre con arrivo a Roma Fiumicino il 2 settembre. I funerali dovrebbero poi essere celebrati il 3 settembre nella capitale, mentre il 5 si terrà la sepoltura a Sauze di Cesana, nel cimitero di San Restituto. Fonti ben informate che hanno seguito da vicino il rimpatrio confermano all'Adnkronos che il lungo iter burocratico per far rientrare in patria il corrispondente della Casa Bianca è finalmente terminato dopo più di un mese. Il ritardo nel rientro della salma è stato dovuto principalmente alla burocrazia statunitense, aggravata dal fatto che Compatangelo fosse anche cittadino statunitense, circostanza che ha comportato ulteriori passaggi da compiere dopo il suo decesso. Inoltre, il fatto che si trattasse del periodo estivo, lento anche a Washington DC e dintorni, non avrebbe agevolato l’iter.
AUTOPSIA E CAUSA DELLA MORTE
Per quanto riguarda l’autopsia, nelle scorse settimane il detective dell’Arlington County Police Department (Acpd) che ha seguito il caso ha spiegato alle persone vicine al 50enne originario di Savona che per l’autopsia definitiva i tempi di attesa possono essere compresi tra otto e dodici settimane, mentre i risultati dell’autopsia preliminare, eseguita a circa una settimana dal decesso, non erano stati esaustivi. “Una cosa strana, ma può succedere in queste circostanze”, spiega all'Adnkronos un collega di Compatangelo che ha seguito passo dopo passo lo sviluppo del caso con il detective dell’Acpd.
“Forse le autorità Usa hanno dei dubbi, pensano sia stato avvelenato”, aveva detto la madre del giornalista, Renata Freccero, al Secolo XIX, ma l’ipotesi di un avvelenamento non sarebbe stata segnalata dalle autorità di Arlington. Una questione, inoltre, è confermata da diverse fonti: l’Fbi non è mai stata coinvolta nel caso, quindi non avrebbe alcun ruolo in questa situazione. Dunque, del fatto che abbia espresso dei "dubbi" al momento non si ha alcuna prova.
La stessa polizia di Arlington, fin dall’inizio, ha parlato di cause naturali, probabilmente un infarto, e ha escluso che ci fosse alcuna ipotesi di reato o crimine nell’appartamento in cui viveva Compatangelo. Di fatto, anche la data del decesso resta poco chiara, ma sarebbe stata anteriore al 20 luglio. Secondo la ricostruzione di chi ha parlato con lui fino all'ultimo giorno, Compatangelo è andato a cena la sera di venerdì 17 luglio con un collaboratore e avrebbe detto di non sentirsi troppo bene, avvertendo dolore al petto e un senso d’affanno. Tuttavia, non sarebbe andato in ospedale, pensando che fosse solo stanchezza.
Nel weekend poi diversi colleghi e amici avrebbero provato a contattarlo, come spesso facevano, ma senza ricevere alcuna risposta. Tuttavia, la cosa non avrebbe destato allarme, pensavano il giornalista si fosse semplicemente preso un fine settimana e avesse staccato da tutto. Anche la madre di Compatangelo, nell’intervista a Il Secolo XIX, ha parlato degli ultimi messaggi ricevuti dal figlio il venerdì 17. Solo la mattina di lunedì 20, quando un datore di lavoro ha contattato il collaboratore di Compatangelo – visto che il giornalista non aveva inviato alcuni video che la redazione aspettava e non rispondeva alle chiamate – qualcosa ha iniziato a non quadrare più. Il collaboratore sarebbe quindi andato all’appartamento di Compatangelo ad Arlington, dove, scoperto il corpo, ha chiamato il 911, che, per prassi in casi del genere, ha mandato sia i paramedici che gli agenti di polizia.
Non essendo il collaboratore un parente di Compatangelo, il detective giunto sul luogo del decesso è riuscito a rintracciare uno dei datori di lavoro del giornalista, l’emittente del Kurdistan iracheno 'Shams Tv', indicata come “datore di lavoro” nel contratto d’affitto dell’appartamento in possesso del management dell’edificio in cui viveva il 50enne. Da qui è partito il turbinio di chiamate e messaggi che ha portato gli amici e i colleghi di Compatangelo a rintracciare l’altro suo datore, l’emittente italiana La7, l’ambasciata italiana – che non era stata subito informata, in quanto il giornalista era cittadino americano – e infine la famiglia dell’uomo. Colleghi e persone vicine al corrispondente italiano confermano il forte stress che il giornalista stava vivendo nei mesi precedenti al suo decesso, in particolare dopo la famosa telefonata con il presidente Donald Trump, che a giugno aveva scatenato la crisi diplomatica tra Usa e Italia. Allo stesso tempo, tranne i sintomi di stanchezza che aveva espresso la sera del 17 luglio, Compatangelo non aveva mai parlato – per lo meno con le persone vicine a lui a Washington Dc – di problemi di salute o di situazioni particolari con qualcuno. Come rivelato dalla madre al Secolo XIX, in un messaggio del 4 luglio il figlio le aveva scritto: “Mamma, ho appena acquistato il biglietto aereo e affittato una macchina per non usare la tua. Aspettami la sera del 7 agosto. Non vedo l’ora di tornare a Sauze, sono esausto” (di Iacopo Luzi).











