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Ultim'ora | 19 settembre 2026, 01:48

Addio a Sandro Mazzola, l'uomo che raccolse l'eredità impossibile

Addio a Sandro Mazzola, l'uomo che raccolse l'eredità impossibile

(Adnkronos) - Lutto nel mondo del calcio italiano. Si è spento nella notte Sandro Mazzola. Un giocatore, una bandiera, un mito. Un calciatore universale, come si direbbe oggi. Una seconda punta. Un 8 e un 10, insieme come le maglie che ha indossato nell’Inter. Mezzala o centravanti? Herrera riuscì a costruirgli addosso il ruolo giusto, per un’esplosione incontrollabile in quell’armata spettacolare che era la Grande Inter. 

Ma la sua storia è prima di tutto quella di un figlio chiamato a convivere con un'assenza e con un'eredità gigantesca. Nato a Torino l'8 novembre 1942, aveva appena sei anni quando perse il padre, Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, nella tragedia di Superga del 1949. Quel cognome, che per molti sarebbe stato un peso insostenibile, divenne invece la spinta per costruire una delle carriere più straordinarie del calcio italiano. 

Figlio di Emilia Ranaldi e Valentino Mazzola, nacque nel capoluogo piemontese durante la militanza del padre in granata e assieme al fratello minore Ferruccio, nato nel 1945, rimase orfano dopo la tragedia di Superga. Scoperto dall'ex calciatore Benito Lorenzi, il quale era solito accompagnare i bambini allo stadio, si dedicò al calcio dopo aver sostenuto anche dei provini di pallacanestro: approdato all'Inter, mosse i primi passi nel settore giovanile sotto la guida di Giuseppe Meazza. 

Cresciuto all'Inter, fu il simbolo della squadra che negli anni Sessanta conquistò l'Europa e il mondo sotto la guida di Helenio Herrera. Tecnica, intelligenza tattica, eleganza e capacità realizzativa ne fecero uno dei protagonisti della cosiddetta "Grande Inter". Con la maglia nerazzurra vinse quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, scegliendo di restare per tutta la carriera fedele agli stessi colori. 

In Nazionale divenne il volto di un'epoca. La storica "staffetta" con Gianni Rivera divise l'Italia calcistica tra interisti e milanisti, ma contribuì anche a costruire una delle squadre azzurre più amate di sempre. Conquistò l'Europeo del 1968 e raggiunse la finale del Mondiale del 1970, passando attraverso la leggendaria semifinale contro la Germania Ovest, entrata nella storia come la "Partita del Secolo".

 

Ma Mazzola è stato più di un campione. È stato il simbolo di un calcio in cui l'appartenenza contava quanto il talento. Per milioni di tifosi rappresentava l'Inter stessa: un giocatore che non ha mai indossato altre maglie, che ha attraversato generazioni diverse e che, anche da dirigente e opinionista, ha continuato a essere un punto di riferimento del calcio italiano. Con la sua scomparsa se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti di un calcio che appartiene ormai alla memoria collettiva del Paese. Figlio di una leggenda, riuscì nell'impresa più difficile: diventare lui stesso una leggenda.

 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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